venerdì 23 novembre 2012

Pioggia d’autunno


Pioggia d’autunno
Oltre il filo spinato
Sottile sui rami

Gli stivali nel fango
Primi giorni di scuola


Rosse le braci
Scricchiolio del legno
Cri cri d’insetti


Dalle botti si spilla
Il buon vino novello

[Maria Valeria Ferruzza]



1 commento:

  1. Bello l’hokku. La pioggia, di per sé, non è un kigo. Nemmeno se è descritta con allocuzioni come “sottile”, “leggera”, “pioggerella” e così via. Esistono però moltissimi kigo costruiti sulla pioggia. Il problema è che il giapponese di solito ricorre comunque ad una specificazione della stagione come “lunga pioggia d’autunno”, “pesante pioggia estiva” etc. Questo è comprensibile, perché tanto una pioggerella quanto un acquazzone sono possibili in qualunque stagione. Fanno eccezione alcuni kigo come “breve pioggia” (estivo) o “lenta pioggia” (autunnale). “Pioggia d’autunno … sottile sui rami” evita qualunque confusione con l’inverno e utilizza la morbida parentetica di “oltre il filo spinato” per costituire un buon toriawase (tanto più che può riferirsi anche al “filo spinato”). L’immagine è molto mon e funziona bene come ku di apertura, nonostante si avverta una certa mestizia.
    Il fango del waki si sposa molto bene con la pioggia dell’hokku. Tuttavia non è un kigo. “Primi giorni di scuola” è un ottimo kigo d’inizio autunno che è abbastanza vago e descrittivo, pur comunicando bene la sensazione che si prova rientrando a casa, nel caos dell’uscita dalle scuole, con le scarpe imbrattate di fango. In questo modo il waki può essere una soggettiva, un ricordo d’infanzia, ma può anche essere un ritratto o un bozzetto di una bambina che attraversa la strada. Un buon monji.
    Il daisan cambia scena in un legame molto tenue con il waki ma molto efficace: dall’esterno si passa a un interno rustico. Probabilmente è sera. Le braci, il braciere, il fuoco del camino, la legna ardente, sono tutti kigo tipicamente invernali. Ma il “cri cri d’insetti” (o il frinire, le voci d’insetti ― o ancora semplicemente gli insetti) è un kigo così autunnale che evita qualunque conflitto. Inoltre è molto prezioso (tanto che non potrebbe ritornare più in un intero hyakuin) e il cri cri gioca molto bene con lo scricchiolio del legno, il quale può riferirsi tanto allo scoppiettio delle braci quanto al lavorio dei tarli, quanto, ancora, al semplice scricchiolio di vecchi mobili.
    L’ageku è molto gradevole e chiude bene il quadretto autunnale, che diventa quasi la storia di una giornata d’autunno. “Vino novello” è un evidente kigo novembrino e funge perfettamente allo scopo di chiudere il cerchio. Il ku si lega al daisan perché continua l’immagine domestica (in realtà tutti i collegamenti di questo yotsumono si possono definire hirazuke), suggerendo una cena in famiglia ma anche il lavoro contadino.
    Nel complesso il movimento del ki‒shō‒ten‒ketsu si vede bene in controluce, anche se c’è quasi una cesura tra waki e daisan (nel collegamento oppositivo tra esterno e interno) a formare una sorta di dialettica tra due tanka. Comunque funziona e l’ageku, piacevole e positivo, contribuisce a creare un effetto di compiutezza, sottolineando il fatto che si tratti di una sorta di ode all’autunno, soprattutto grazie alla vaghezza del riflessivo (“è autunno: si spilla il vino novello”).

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